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Le nuove regole sulle pensioni rischiano di tagliare l’assegno fino al 30%

La riforma pensionistica 2025 cambia le regole per chi sperava in un’uscita anticipata. Addio a Quota 100 e Quota 103, incerta la proroga di Opzione donna e nuovi requisiti contributivi allungano l’età reale della pensione. Le eccezioni esistono ma non valgono per tutti.

La questione della pensione anticipata è tornata al centro del dibattito politico e tecnico. Le nuove norme fissano parametri stringenti e riducono la flessibilità rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati riportati dal Ministero del Lavoro e dalle ultime circolari INPS, l’uscita anticipata rimane possibile solo a condizioni precise, spesso penalizzanti per l’importo dell’assegno. La cosiddetta Quota 100, ormai chiusa, e la Quota 103 non rappresentano più canali disponibili per il futuro, mentre il percorso di Opzione donna è stato drasticamente ridimensionato. Restano in vigore la pensione anticipata ordinaria e le vie dedicate ai lavori gravosi e usuranti, ma con vincoli di contribuzione elevati. Gli esperti della Corte dei conti segnalano inoltre che l’adeguamento alla aspettativa di vita rischia di innalzare ulteriormente i requisiti nei prossimi anni.

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A pesare sono anche le cosiddette finestre mobili, che differiscono la decorrenza dell’assegno di 3 o 6 mesi rispetto alla maturazione del diritto. Questo significa che molti lavoratori, pur avendo raggiunto i requisiti, dovranno attendere ulteriormente prima di percepire la pensione. Per chi valuta opzioni di uscita anticipata con ricalcolo contributivo, l’effetto sull’assegno è significativo, con riduzioni che possono arrivare anche al 20-30%. Gli strumenti di simulazione dell’INPS permettono di calcolare in anticipo l’importo e valutare la convenienza delle diverse scelte. Un elemento cruciale rimane la cosiddetta cristallizzazione del diritto, che tutela chi ha maturato i requisiti prima della scadenza delle norme transitorie, consentendo di andare in pensione anche successivamente senza perdere il beneficio.

Pensione anticipata ordinaria e casi pratici

La pensione anticipata ordinaria rimane il principale strumento di uscita dal lavoro senza vincoli di età anagrafica. Per gli uomini servono 42 anni e 10 mesi di contributi, per le donne 41 anni e 10 mesi. A questi si aggiunge una finestra di 3 mesi che sposta la decorrenza effettiva dell’assegno. Un esempio pratico: un lavoratore che matura il requisito a maggio potrà ricevere il primo pagamento solo da settembre. Per le lavoratrici, se il requisito si raggiunge a marzo, l’assegno partirà da giugno.

Pensione anticipata ordinaria e casi pratici-mondoefinanza.it

Secondo i dati dell’INPS, il 70% delle nuove pensioni anticipate liquidate nel 2024 riguarda lavoratori con carriere lunghe e continuative, mentre restano penalizzati coloro che hanno periodi di interruzione contributiva. Le finestre mobili rappresentano un meccanismo di contenimento della spesa pubblica, ma al tempo stesso creano un disallineamento tra maturazione e fruizione del diritto.

Opzione donna, lavori gravosi e cristallizzazione

Il percorso di Opzione donna è oggi limitato a profili specifici, come caregiver, invalide al 74% o dipendenti di imprese in crisi, con ricalcolo interamente contributivo. In questi casi l’assegno può ridursi anche di un terzo rispetto al sistema misto. Per chi svolge lavori gravosi o usuranti, le regole consentono l’uscita con 61-62 anni di età e almeno 35 anni di contributi, ma solo se l’attività rientra negli elenchi ministeriali e con ulteriori condizioni da verificare presso l’INPS. Centrale è anche la cristallizzazione: chi ha maturato i requisiti entro la data fissata dalla legge mantiene il diritto anche se la pensione decorre dopo.

Ad esempio, una lavoratrice che ha raggiunto i 35 anni di contributi utili a fine 2024 potrà andare in pensione con Opzione donna anche nel 2026, pur se la misura non fosse prorogata. Le fonti istituzionali, come la Ragioneria generale dello Stato, confermano che questo meccanismo rappresenta una salvaguardia importante per i lavoratori. Tuttavia, resta il problema delle penalizzazioni economiche e della sostenibilità nel lungo periodo, che rendono necessaria un’attenta pianificazione individuale prima di compiere una scelta definitiva.

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