Congedo 104 e pensione: la beffa più amara. Ecco il massimale di 56.586 € che ti frega i contributi

Congedo 104 e pensione: la “beffa” del massimale da 56.586 € che può erodere i contributi maturati. Il congedo straordinario consente l’accredito di contributi figurativi durante l’assenza per assistere familiari disabili, ma ogni anno è fissato un tetto che limita il beneficio. Per il 2025 tale soglia è stata portata a 57.038 €, includendo i contributi, secondo la circolare INPS 26/2025. Il risultato? Chi ha retribuzioni più alte rischia di vedere ridotto il montante contributivo, con effetti sulla pensione futura.

Il congedo straordinario previsto dall’articolo 42 del D.Lgs. n. 151/2001 rappresenta un diritto essenziale per i lavoratori dipendenti che assistono familiari con disabilità grave. Permette di astenersi dal lavoro con copertura contributiva, ma non senza limiti. Ogni anno infatti viene fissato un massimale che determina la quota di retribuzione valorizzabile. Nel 2025 il tetto è pari a 57.038 €, una cifra che, per i redditi superiori, implica che la parte eccedente non concorra all’aumento della pensione. La questione ha acceso il dibattito tra sindacati, esperti previdenziali e istituzioni, sollevando interrogativi sulla reale tutela dei caregiver.

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Congedo 104 e pensione: la beffa più amara. Ecco il massimale di 56.586 € che ti frega i contributi – mondoefinanza.it

Per accedere a questo beneficio, il commerciante deve soddisfare requisiti specifici e stringenti, che vanno oltre la semplice chiusura della Partita IVA. Il contributo, erogato mensilmente, rappresenta una somma fissa e vincolata che può fare la differenza nel periodo di attesa della pensione di vecchiaia.

Il meccanismo del massimale contributivo

La norma prevede che durante il congedo 104 i contributi siano accreditati dall’INPS in misura figurativa, ma entro il limite del massimale annuale. In pratica, anche se il lavoratore percepisce un’indennità calcolata sulla sua ultima retribuzione, ai fini del montante contributivo non viene considerato tutto l’importo, ma solo fino a 56.586 €. Secondo quanto chiarito dal Messaggio INPS n. 3096/2023, questo meccanismo è collegato alla normativa sulle indennità sostitutive di reddito e vale per tutti i congedi straordinari retribuiti.

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Il problema si manifesta soprattutto nei casi in cui lo stipendio annuo sia molto più alto del limite: la quota eccedente non produce alcun accredito contributivo, con un effetto diretto sulla futura pensione di vecchiaia o anticipata. In termini pratici, due lavoratori con redditi differenti ma entrambi in congedo possono vedersi riconosciuti contributi identici, nonostante differenze di stipendio anche notevoli. Una disparità che, come evidenziato da diversi esperti citati dal Sole 24 Ore, può comportare una riduzione consistente della rendita pensionistica attesa.

Le conseguenze per i lavoratori e le possibili riforme

Il nodo dei contributi figurativi durante il congedo 104 ha sollevato un acceso dibattito. Alcuni sindacati sottolineano come la misura rischi di penalizzare i lavoratori più qualificati, spesso quelli con redditi più alti, che si trovano a dover scegliere tra l’assistenza ai familiari e la tutela della propria carriera previdenziale. Secondo le simulazioni elaborate da centri studi indipendenti, due anni di congedo possono ridurre il montante contributivo anche di decine di migliaia di euro, soprattutto se il reddito annuo supera di molto il massimale. In Parlamento sono state avanzate ipotesi di riforma per rendere più equo il sistema, ad esempio prevedendo un rimborso integrativo per la quota eccedente o un fondo specifico per i caregiver familiari.

Al momento, tuttavia, il limite dei 56.586 € resta in vigore. L’INPS ricorda che, per ridurre gli effetti negativi, i lavoratori possono valutare la possibilità di riscatti o versamenti volontari, ma si tratta di strumenti costosi e non sempre accessibili. La questione resta aperta, in attesa di chiarimenti nella prossima Legge di Bilancio o di eventuali interventi legislativi che tengano conto delle esigenze di chi dedica anni della propria vita all’assistenza di un familiare disabile, senza voler compromettere il diritto a una pensione dignitosa.

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